Lo scenario climatico fisico

Tra le proiezioni climatiche sviluppate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)(1) su scala globale, il Gruppo ne ha selezionate due caratterizzate, entrambe, da uno specifico livello di emissioni (collegato al cosiddetto “Representative Concentration Pathway”):

  • Representative Concentration Pathway 2.6 (RCP 2.6): compatibile con un riscaldamento globale al di sotto dei +2 °C, rispetto ai livelli preindustriali, entro il 2100, ovvero una media di circa +1 °C nel periodo  2081-2100;
  • Representative Concentration Pathway 8.5 (RCP 8.5): compatibile con uno scenario dove non si attuano particolari misure di contrasto al cambiamento climatico: uno dei cosiddetti “Business as usual scenario”. In tale scenario si stima un aumento di temperatura globale di circa +4,3 °C, rispetto ai livelli preindustriali, nel periodo 2081-2100.

Nelle proiezioni climatiche RCP 8.5 le aree geografiche del Mediterraneo e del Centro/Sud America, subiranno un sensibile incremento delle temperature medie e una sensibile riduzione delle precipitazioni, i cui effetti diverranno più marcati nella seconda metà del secolo con un trend crescente fino al 2100. Nello scenario RCP 2.6 vi saranno effetti analoghi ma di intensità minore, con un trend in rallentamento nella seconda metà del secolo, generando un notevole differenziale tra i due scenari al 2100.
Gli scenari sono globali, quindi, al fine di definirne il loro effetto nelle aree di rilevanza per il Gruppo, è stata avviata una collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste. Nell’ambito di tale collaborazione l’ICTP fornisce le proiezioni delle maggiori variabili climatiche con una risoluzione pari a riquadri di 50 km per lato e un orizzonte temporale di previsione che va dal 2030 al 2050. Le principali variabili in questione sono rappresentate dalle temperature medie, dalle precipitazioni di neve e pioggia e dalle radiazioni solari. La prima fase di studio condotta nel 2019 ha portato all’elaborazione di proiezioni che hanno riguardato Italia e Spagna con la conseguente definizione di un preliminare scenario fisico.

(1)L’IPCC, fondato nel 1988 da UNEP (United Nations Environment Programme) e WMO (World Meteorological Organization), è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L’IPCC fornisce, su base scientifica, analisi nell’ambito climatico al fine di supportare i governi nella definizione delle politiche di contrasto al cambiamento climatico.

Italia

Fenomeni acuti: nel periodo 2030-2050 si prevede che le ondate di calore aumentino in maniera sensibile sia in termini di frequenza sia come distribuzione geografica, in particolar modo nelle regioni meridionali. L’intensità delle piogge e delle nevicate straordinarie subiscono, in tali scenari, un incremento ma con una frequenza in diminuzione rispetto ai dati storici.

Fenomeni cronici: la temperatura media annuale è prevista in aumento nel periodo 2030-2050, con incrementi in entrambi gli scenari RCP 2.6 e 8.5. Nello scenario RCP 8.5 la temperatura è prevista in incremento mediamente di 0,4 °C rispetto allo scenario RCP 2.6 nel periodo 2030-2050 e questo differenziale crescerà in maniera sensibile nella seconda metà del secolo. I cambiamenti cronici di temperatura possono essere analizzati per avere informazioni circa i potenziali effetti sulla richiesta di raffrescamento e riscaldamento dei sistemi energetici locali. In termini di heating days (HD), ovvero i giorni con una temperatura inferiore a 15 °C, e di cooling days (CD), ovvero i giorni con una temperatura superiore a 24 °C, si ha, nel periodo 2030-2050, una riduzione di HD (-14%) e un aumento di CD (+60%) nello scenario RCP 2.6, mentre nello scenario RCP 8.5 si riscontra una maggiore riduzione di HD (-17%) e un maggiore aumento di CD (+80%).

Link di approfondimento

Spagna

Fenomeni acuti: nel periodo 2030-2050 si prevede che le ondate di calore aumentino in maniera sensibile la loro frequenza, con una maggior diffusione geografica attesa, in particolar modo nella parte meridionale del Paese. Le precipitazioni estreme subiranno un aumento dell’intensità degli eventi ma una diminuzione di frequenza, mentre le precipitazioni nevose estreme, pur rimanendo sostanzialmente concentrate nelle stesse aree geografiche attuali, potrebbero diminuire di molto sia in frequenza sia in intensità.

Fenomeni cronici: la temperatura media annuale è prevista in aumento, nel periodo 2030-2050, con incrementi in entrambi gli scenari RCP 2.6 e 8.5. Nello scenario RCP 8.5 la temperatura è prevista in incremento mediamente di 0,4 °C rispetto allo scenario RCP 2.6 nel periodo 2030-2050 e questo differenziale crescerà in maniera sensibile nella seconda metà del secolo. In termini di heating days (HD) e di cooling days (CD) si ha, nel periodo 2030-2050, una riduzione di HD (-6%) e un aumento di CD (+29%) nello scenario RCP 2.6, mentre nello scenario RCP 8.5 è atteso un numero di HD ancora minore (-10%) e un aumento di CD più alto (+43%).

Link di approfondimento

Lo scenario di transizione

Lo scenario di transizione fa riferimento alla descrizione dell’evoluzione dei settori industriali e di business in un contesto economico, sociale e regolatorio coerente con differenti trend di emissioni di gas serra (GHG) e, quindi, correlato con gli scenari climatici RCP 8.5 e 2.6. In tal senso il Gruppo si è dotato di strumenti quantitativi che, a fronte della definizione delle assunzioni riguardo all’evoluzione del contesto, consentono di elaborare le corrispondenti proiezioni di domanda energetica, domanda elettrica, produzione di energia elettrica, penetrazione delle rinnovabili, veicoli elettrici ecc., in altri termini di tutte le variabili rilevanti che caratterizzano un  sistema energetico nazionale rispetto alle attività del Gruppo.

Quindi nella definizione degli scenari di transizione si distinguono:

  • le assunzioni relative al contesto globale macroeconomico ed energetico in termini di prezzo delle commodity, tassi di interesse, prodotto interno lordo ecc., con riferimento ai benchmark internazionali quali International Energy Agency (IEA), Bloomberg New Energy Finance (BNEF), International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) ecc. Per quanto riguarda lo IIASA, per esempio, sono stati presi in considerazione i fondamentali relativi alla domanda di commodity sottostante gli “Shared Socioeconomic Pathways (SSPs)”, in cui si sviluppano scenari di contesto energetici generali collegati agli scenari climatici fisici. Le informazioni derivanti dagli “SSPs” sono utilizzate a supporto delle previsioni di lungo periodo sui prezzi delle commodity;
  • le assunzioni sulle policy e sui provvedimenti regolatori locali in merito alle politiche di contrasto al cambiamento climatico, quali la riduzione di emissioni di anidride carbonica, l’efficienza del sistema energetico, la decarbonizzazione del settore elettrico, la riduzione di consumo di petrolio ecc. Per l’Italia e la Spagna si fa riferimento ai Piani Nazionali Integrati Energia e Clima (PNIEC), approvati anche in ambito europeo, mentre, in ambito extra-europeo, ci si riferisce ai rispettivi programmi nazionali in ambito energetico.

Al fine di definire lo scenario di transizione per la parte correlata con il settore elettrico, il Gruppo considera gli elementi precedentemente descritti (scenari fisici, assunzioni sul contesto macroeconomico ed energetico, evoluzioni regolatorie) come presupposti per la valutazione delle proiezioni future di domanda elettrica, produzione elettrica, rinnovabili ecc.

In tale quadro si è stimato, preliminarmente, l’effetto della temperatura sulla domanda elettrica nel lungo periodo (2030-2050). Per l’Italia, si stima un incremento medio della domanda elettrica nazionale fino al 5%, dovuto all’effetto combinato dell’aumento cronico delle temperature e della transizione del sistema verso una maggiore elettrificazione dei consumi.

Nello scenario fisico RCP 8.5, inoltre, aumenta la probabilità di anni estremamente caldi che conducono a un aumento prospettico fino al +10% della domanda elettrica, insieme ai rischi connessi con una maggiore frequenza di eventi estremi climatici. Nel caso della Spagna, invece, nel medesimo orizzonte temporale gli effetti cronici portano a un aumento di domanda pari a circa il 2% in media e, nel possibile anno di picco dello scenario RCP 8.5, possono arrivare fino al +4%. L’aumento più contenuto della domanda elettrica, nel caso spagnolo rispetto a quello italiano, è principalmente dovuto a un minore spazio per l’elettrificazione futura dei consumi in quanto già ampiamente elettrificati, come conseguenza della presenza del nucleare nel Paese. Tali effetti isolano il solo effetto della temperatura sulla domanda elettrica nel lungo periodo e comprendono l’evoluzione inerziale del sistema energetico nazionale, non considerando invece le ripercussioni derivanti dagli effetti del cambiamento climatico, sottolineate anche dal rapporto speciale sul riscaldamento globale dell’IPCC e che potrebbero avere effetti indiretti anche sulle economie e quindi sulla richiesta di energia elettrica.

Effetti sulla domanda elettrica (2030-50)

effetti sulla domanda elettrica

Link di approfondimento