Il contesto macroeconomico

La crescita economica mondiale nel 2019 ha subÍto un rallentamento marcato, confermando la debolezza evidenziata già dalla seconda metà del 2018. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, un contesto geopolitico tumultuoso e la persistente incertezza legata ai negoziati della Brexit hanno frenato consumi e investimenti. A ciò si aggiunge il lento passo dell’economia cinese, stabilizzatasi su una crescita intorno al 6% che rappresenta il livello più basso degli ultimi 30 anni.

Gli Stati Uniti hanno proseguito la lunga fase espansiva, mostrando una domanda interna resiliente e un mercato del lavoro che presenta un tasso di disoccupazione ai minimi storici
(3,6%) oltreché una crescita salariale reale costante al 3%. Tuttavia, la politica monetaria restrittiva attuata dalla Federal Reserve (Fed) ha impattato negativamente alcuni settori dell’economia, come per esempio quello immobiliare che ha subíto un forte calo. Inoltre, il comparto manifatturiero è stato duramente colpito dalla guerra commerciale sui dazi tra Stati Uniti e Cina.

Nell’Eurozona la crescita è stata modesta, attestandosi in media allo 0,2% su base trimestrale.
La debolezza è principalmente imputabile al calo delle esportazioni e alla crisi del settore auto, particolarmente significativa in Germania. La domanda interna in Francia e in Spagna ha mostrato segnali di resilienza, mentre in Germania e in Italia si è assistito a condizioni economiche stagnanti.

In America Latina il quadro economico è stato debole ed eterogeneo e contrassegnato da forte instabilità politica. Il deterioramento del contesto globale, il rallentamento dell’economia cinese e il calo del prezzo delle commodity hanno impattato negativamente l’intera area.
L’Argentina è in recessione e l’incertezza derivante  dalla nuova manovra economica del Governo Fernandez ha creato perplessità sulla stabilità del debito e sulle prospettive di ripresa. Il PIL è stato negativo del 2,1% nel 2019 e si prevede un ulteriore peggioramento nel 2020.
L’economia cilena è stata scossa dalle rivolte sociali a ottobre scorso che hanno comportato una forte contrazione dell’attività reale sul finire dell’anno, da cui sono risultati una penalizzazione della valuta e un rallentamento del ciclo economico. Sia la Banca Centrale sia il Governo sono però intervenuti attivamente, sostenendo una politica monetaria e fiscale molto accomodante, per consentire all’economia di normalizzarsi nel corso del 2020.
In Brasile l’attività economica è stata debole nella prima parte del 2019 a causa della difficoltà del comparto industriale e dei servizi, mentre i consumi privati sono rimasti piuttosto resilienti. Gli indicatori di attività reale hanno però invertito la tendenza, mostrando una forte ripresa negli ultimi due trimestri. L’approvazione della riforma delle pensioni ha ripristinato un clima di fiducia di imprese e consumatori e aperto la strada all’inizio di un nuovo ciclo di riforme a partire dal 2020.
In Colombia l’attività economica ha sovraperformato l’intera area, spinta da consumi privati e investimenti nonostante l’acuirsi delle proteste sociali sul finire dell’anno.
In Perù le condizioni finanziarie espansive hanno supportato la domanda interna; tuttavia lo shock nel settore primario nella prima parte dell’anno ha condizionato la ripresa economica.

Lo scoppio dell’epidemia da COVID-19 in Cina e la successiva escalation di nuovi contagi che da inizio anno ha interessato altre parti del mondo hanno sostanzialmente sconvolto lo scenario 2020. A oggi ci si attende un forte shock a livello globale sia dal lato offerta (ossia, interruzioni della catena degli approvvigionamenti e delle attività produttive) sia dal lato domanda (minori consumi discrezionali e investimenti a causa delle restrizioni). Tra le economie mature, l’Eurozona – dato il peso della manifattura, dei consumi discrezionali e dell’export all’interno della sua economia, oltre al forte legame con la Cina nella catena degli approvvigionamenti – è l’area più a rischio. In virtù dell’adozione di misure restrittive in molti Paesi dell’area Euro, la probabilità che l’Eurozona entri in recessione nel terzo trimestre 2020 sta diventando ora elevata. L’Italia è in recessione già dal primo trimestre 2020 e le eventuali ulteriori restrizioni imposte dal Governo rischiano di sbilanciare le previsioni economiche ulteriormente al ribasso per l’anno in corso. La Spagna, a seguito delle nuove restrizioni, subirà anch’essa un forte impatto, non solo nel settore dei servizi (ossia, turismo) e dei consumi discrezionali ma soprattutto nelle attività produttive (manifattura, industria). I Paesi emergenti, a causa della debolezza del sistema sanitario e della limitata capacità di introdurre misure fiscali espansive per sostenere la domanda (oltre alla elevata esposizione del debito in valuta estera), risultano ora molto vulnerabili.
In questo frangente la risposta delle banche centrali è stata repentina e coordinata. La Fed ha tagliato aggressivamente i tassi di interesse (in due sessioni straordinarie) portandoli al loro valore neutrale (da 1,75-1.50% a 0,25-0%). La Banca di Inghilterra ha ridotto il tasso di interesse di riferimento allo 0,10% dallo 0,75%. La risposta della BCE si è focalizzata interamente sul problema della liquidità: i tassi non sono stati, quindi, tagliati ma è stato introdotto un massiccio stimolo monetario. In primis, è stato aumentato il Quantitative Easing (QE) di 120 miliardi di euro fino a fine 2020, in rialzo rispetto alle attese, e, allo stesso tempo, sono state concesse condizioni più favorevoli per le operazioni di rifinanziamento a lungo termine delle banche. È stato inoltre creato un ulteriore programma di acquisto titoli (Pandemic Emergency Purchase Programme) del valore di 750 miliardi di euro, allentando i vincoli del precedente programma di Quantitative Easing e consentendo così alla BCE di acquistare più titoli del debito pubblico italiano.
I Governi in tutto il mondo, inoltre, stanno introducendo importanti stimoli fiscali per contrastare le conseguenze economiche derivanti dalle restrizioni imposte per combattere il Coronavirus. Il supporto della Commissione Europea e la possibilità di derogare ai vincoli del patto di stabilità potranno consentire al Governo italiano e a quelli di altri Paesi europei di attuare le misure necessarie per favorire la ripresa economica nella seconda parte dell’anno.

Nei prossimi mesi si avrà sicuramente un quadro più certo di quelle che saranno le conseguenze in ambito economico e le ripercussioni sui mercati finanziari.

PIL (%) 

 

2019

2018

Italia

0,3

0,7

Spagna

2,0

2,4

Portogallo

2,2

2,6

Grecia

1,9

1,9

Argentina

-2,1

-2,4

Romania

4,2

4,5

Russia

1,3

2,2

Brasile

1,1

1,3

Cile

1,0

4,0

Colombia

3,3

2,5

Messico

-0,1

2,1

Perú

2,2

4,0

Canada

1,6

2,0

USA

2,3

2,9

Sud Africa

0,2

0,8

Fonte: Istituti Nazionali di Statistica ed elaborazioni Enel su dati ISTAT, INE, EUROSTAT, IMF, OECD, Global Insight.

Tassi di cambio medio

 

2019

2018

2019-2018

Euro/Dollaro statunitense

1,119

1,181

-5,25%

Euro/Sterlina britannica

0,88

0,89

-1,12%

Euro/Franco svizzero

1,11

1,15

-3,48%

Dollaro statunitense/Yen giapponese

109

110,45

-1,31%

Dollaro statunitense/Dollaro canadese

1,33

1,30

2,31%

Dollaro statunitense/Dollaro australiano

1,44

1,34

7,46%

Dollaro statunitense/Rublo russo

62,99

67,15

-6,20%

Dollaro statunitense/Peso argentino

48,17

28,05

71,73%

Dollaro statunitense/Real brasiliano

3,94

3,65

7,95%

Dollaro statunitense/Peso cileno

702,85

641,81

9,51%

Dollaro statunitense/Peso colombiano

3280

2956

10,96%

Dollaro statunitense/Nuovo sol peruviano

3,34

3,29

1,52%

Dollaro statunitense/Peso messicano

19,25

19,23

0,10%

Dollaro statunitense/Rupia indiana

70,42

68,40

2,95%

Dollaro statunitense/Rand sudafricano

14,45

13,24

9,14%

Inflazione (%)

 

2019

2018

2019-2018

Italia

0,6

1,1

-0,5

Spagna

0,7

1,7

-1,0

Russia

4,5

2,9

1,6

Romania

3,8

4,6

-0,8

India

3,7

3,9

-0,2

Sudafrica

4,1

4,6

-0,5

Argentina

53,6

33,8

19,8

Brasile

3,7

3,7

-

Cile

2,3

2,3

-

Colombia

3,5

3,2

0,3

Messico

3,5

3,2

0,3

Perú

2,1

1,3

0,8

Stati Uniti

1,8

2,4

-0,6

Canada

2,0

2,2

-0,2

La riforma IBOR

Gli Interbank Offered Rates (IBOR) rappresentano gli indici di riferimento per la maggior parte degli strumenti finanziari commercializzati in tutto il mondo.
Nel corso degli anni si sono verificati diversi casi di manipolazione di tali tassi di riferimento da parte delle banche e per tale motivo i regulator a livello globale hanno avviato la riforma degli indici IBOR per ripristinare l’affidabilità e la solidità dei benchmark di riferimento.
In considerazione degli alti livelli di incertezza sulle tempistiche della riforma nella fase di transizione, il Gruppo Enel ha avviato un assessment volto a valutare gli impatti sugli strumenti finanziari oggetto di revisione nonché sulle strutture organizzative coinvolte.
Si segnala che il management è consapevole dei rischi associati e per tale motivo le attività sono pianificate per completare la transizione entro la scadenza fissata per il 2021.

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